Francesco Paolantoni un… “uomo e galantuomo”

 

 

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Qual è l’uomo e quale il galantuomo. Su questa dicotomia si basa una delle commedie più esilaranti di Eduardo De FilippoUomo e Galantuomo” per l’appunto, che è stata portata in scena al Cineteatro Vittoria di Diamante nell’ambito della rassegna “Diamanteatro”.

Questa edizione, prodotta dalla Komiko Production, è interpretata da Francesco Paolantoni e Nando Paone con la regia di Armando Pugliese, musiche di Paolo Coletta, costumi di Silvia Polidori, scene di Andrea Taddei. Tra gli altri interpreti Ciro Capano, Fulvia Carotenuto, Patrizia Spinosi, Susy Del Giudice, Giuseppe Mastrocinque, Federica Aiello, Sergio Celoro, Antonio Fiorillo e Tonino Taiuti. La commedia, in tre atti, ha il suo fulcro in una scalcagnata compagnia teatrale “L’eclettica”, così chiamata in quanto pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell’arte teatrale. Il tutto si svolge nella località balneare di Bagnoli presso un albergo dove la compagnia si esibisce senza successo davanti ad un pubblico impietoso che ricopre di insulti gli attori. Il capocomico Gennaro vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena, l’opera a forti tinte “Malanova” di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano con la loro incompetenza. L’esibizione penosa della compagnia sarà interrotta dall’arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico e da questo punto comincia una storia che si ingarbuglia sempre di più offrendo allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici.

Noto al grande pubblico per le sue interpretazioni televisive, recentemente ha partecipato anche alla fiction di Rai Uno “La mia casa è piena di specchi” con Sophia Loren, Francesco Paolantoni non si tira indietro nel confrontarsi con le passate glorie del palcoscenico partenopeo, in questo caso il grande Eduardo. Tra l’altro non è la prima volta che l’attore napoletano calca il palcoscenico del Vittoria di Diamante, avendo già interpretato con successo la commedia di Eduardo Scarpetta “Miseria e nobiltà” rivestendo il ruolo che fu dell’indimenticabile Totò. Questa onesta commedia degli equivoci fu scritta da De Filippo nel 1922 e inserita nel gruppo di opere la “Cantata dei giorni pari”. La commedia, messa in scena nel 1924 con il titolo “Ho fatto il guaio? Riparerò!” avrà poi il suo titolo definitivo nel 1933. Un’occasione, dunque, per rivivere questo straordinario evento teatrale, dopo tanti anni di assenza dalle scene. Prima dell’inizio dello spettacolo ho avuto il piacere di scambiare qualche battuta con il protagonista.

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D. Chi è l’Uomo e chi il galantuomo in questo “teatro nel teatro”?

R. Non c’è nessun uomo e nessun galantuomo nella realtà, è un gioco come nella vita dove ci sono pochi uomini e soprattutto ancor meno galantuomini. C’è il teatro nel teatro perché in questa commedia c’è un po’ tutto: la follia, il divertimento, c’è un momento di farsa, un momento di teatro nel teatro, un po’ di stile pirandelliano. Una commedia di altissimo livello, credo la più divertente di De Filippo, che segna il passaggio dalla farsa al teatro di prosa per Eduardo.

 

D. Era un po’ di tempo che non andava in scena questa commedia

R. Luca (De Filippo figlio di Eduardo N.d.R.) giustamente se la tiene “cara cara”! E’ veramente una sorta di assegno circolare questa commedia: un meccanismo di scrittura perfetto, una macchina perfetta per cui tende a conservarsela e per me è stato un grande privilegio che me l’abbia data, un segno di grande stima e ne sono molto orgoglioso. Tra l’altro è un edizione molto ben riuscita perché oltre a Nando Paone che interpreta il ruolo che fu di Luca De Filippo, la compagnia è veramente straordinaria, di grande livello, sono tutti perfetti nei ruoli, tutti precisi, siamo stati fortunati anche grazie alla regia di Armando Pugliese che ha saputo dare una po’ di novità e poi ognuno ha messo del suo per dare un tocco più moderno pur conservando e rispettando la tradizione che voleva Eduardo e alla quale io tengo molto in quanto sono un attore anche molto tradizionale anche se mi piace metterci del mio, mi piace cucirmi addosso i personaggi, farli diventare miei però rispettando la tradizione.

 

D. Lei non si tira mai indietro nel confrontarsi con questi grandi nomi. Sente un po’ il peso della responsabilità?

R. Certo il peso si sente perché quando si affronta una cosa del genere c’è un po’ di paura, un timore riverenziale. Con “Miseria e nobiltà” ad esempio, ho affrontato il ruolo che fu di Totò, in “Uomo e Galantuomo” il ruolo di Eduardo però il divertimento di recitare quelle cose che abbiamo nel nostro immaginario, le battute che pronunciava Totò o Eduardo, recitarle o magari aggiungere qualcosa di proprio è talmente forte l’entusiasmo che cancella la paura e il timore di affrontare questi ruoli. Io mi diverto molto perché la prendo come una sorta di sfida con me stesso e per quanto mi riguarda, essendo un attore napoletano, è il raggiungimento di un traguardo. Il fatto poi che funzioni è la conferma che ho fatto bene ad accettare questa sorta di sfida!

 

D. Qualcuno dice che il dialetto sia una scorciatoia per far ridere. Cosa ne pensa?

R. Il dialetto non è una scorciatoia, il dialetto è una cosa naturale. Il teatro nasce col dialetto, l’italiano è venuto dopo con Pirandello, ma il teatro dell’arte è quello napoletano. Per cui non è sicuramente una scorciatoia ma è un modo di fare teatro storico. Forse certe cose funzionano di più perché col dialetto l’espressione è sicuramente più forte e naturale, ha una capacità di forza maggiore rispetto l’italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

nella foto in alto Paolantoni con Nando Paone, in basso a sinistra nel corso dell’intervista

 

 

 

 

 

 

Francesco Paolantoni un… “uomo e galantuomo”ultima modifica: 2010-03-23T22:46:00+01:00da erinb79
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