Pino Scaccia: Il gabbiano di frontiera che rende vicino ogni luogo lontano

pino scaccia

Il mio “incontro d’estate” con Pino Scaccia inizia alla stazione di Paola. E’ lì che andiamo a prenderlo per portarlo nella nostra Diamante dove ha presentato le sue due ultime fatiche letterarie: “Lettere dal Don” e “Shabab”. Non solo, dunque, ho avuto il piacere di conoscere lo Scaccia professionale, il reporter di prima linea che tante storie ci ha raccontato e ci racconta, ma anche l’amico Pino, un grande reporter dotato di tanta umiltà e capace di dare buoni consigli su una professione bella ma difficile come quella del giornalista. La prima sera è solo relax: una cena a base di carne da “Nerone”, una puntatina al “Caffè Ninì” per una coppa di gelato e una passeggiata per le vie della città. Pino ci ascolta quando parliamo del nostro paese, delle cose belle e delle cose meno belle che ha. E noi ascoltiamo lui, incantati, quando ci racconta le sue esperienze di inviato in giro per il mondo e in particolare in Libia, quando, insieme alla troupe, hanno visto la morte in faccia, con una bomba caduta a pochi metri di vicinanza. L’incontro professionale è previsto per la sera successiva, il 21 luglio, l’“incontro d’estate”: una manifestazione culturale organizzata dall’amministrazione comunale che quest’anno si concentra su giornalisti e scrittori. Il primo incontro, che ho l’onore di condurre in piazzetta San Biagio, è appunto con Pino: la serata si apre con le immagini dello speciale “Vita da inviato” andato in onda su Rai 1. I primi minuti sono dedicati all’intervista che l’autore ha fatto ad un’altra grande reporter di guerra, Oriana Fallaci. Mentre scorrono le immagini del lavoro fatto da questo inviato, comincia la nostra chiacchierata: “Ho grande rispetto – dice – per i giornalisti locali perché io da inviato sembro coraggioso ma poi vado via, è molto più coraggioso chi resta a combattere un fenomeno”. Parliamo anche di paura e del limite a esporre la propria incolumità: “Ho rischiato molte volte la vita – racconta – la paura c’è, c’è sempre ma in quel momento non ci pensi. Quando vado all’estero come in Libia o a Bagdad, vado lì a fare il mio mestiere che è quello di raccontare e di essere tramite tra un evento e la gente a casa, ma lo racconto con lo stesso spirito con il quale ho raccontato terremoti, storie talvolta positive, lo tsunami. Non penso a quel momento ai rischi che ci sono a raccontare una guerra. La paura esiste ma va gestita, non ti deve condizionare”. Fra le paure più grandi, ricorda però, quando in Calabria, a San Luca per un servizio sui sequestri di persona, furono chiusi di notte in una strada: “Grazie a Dio hanno deciso che era meglio non far fuori tre giornalisti. Il rischio nel nostro mestiere c’è sempre quando decidi di raccontare quello che avviene”. La nostra intervista continua sul filo della memoria dei suoi due libri. Nel primo, dopo quasi vent’anni dal libro “Armir, sulle tracce di un esercito perduto”, Scaccia ripercorre la triste storia dei dispersi in Russia: migliaia di italiani mandati su quel fronte straniero al freddo e senza equipaggiamento, condannati a morire lontani dalla loro terra, migliaia di tombe senza nome nell’immensa steppa russa. Nel libro sono riportate le testimonianze degli ultimi testimoni oculari di quei fatti: sono ormai anziani i russi che vissero quei momenti, le “vecchie contadine che avevano nascosto e accolto tanti italiani così belli ma così tanto affamati”.  L’altro libro riguarda un’altra guerra attuale ma non meno feroce, quella in Libia, dedicato ai giovani, gli “Shabab” in arabo, che sono diventati i protagonisti della rivolta libica. Una guerra che è ancora in corso, “che non sappiamo ancora come finirà ma cerchiamo di capire almeno come e perché e cominciata”. A testimonianza delle forte emozioni vissute in quel contesto scorrono le immagini di alcuni momenti concitati, quando una bomba esplode a pochi passi dalla troupe: non nascondo la mia emozione nel vedere quelle scene, quasi mi trovassi anch’io lì. Termina così la nostra chiacchierata/intervista. Ci salutiamo con affetto e con la promessa di ritornare qui a Diamante.

 

 

nella foto a sinistra un momento dell’intervista

 

 

 

Pino Scaccia: Il gabbiano di frontiera che rende vicino ogni luogo lontanoultima modifica: 2011-07-29T19:01:00+02:00da erinb79
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