Sebino Nela: una serata per la solidarietà

 

Sebastiano Nela detto “Sebino”, è stato l’ospite d’onore dell’iniziativa “Natale Insieme sul palcoscenico per la solidarietà” tenutasi a Diamante lo scorso 14 dicembre, che ho avuto il piacere di condurre con Raffaele Amoroso. Nela, terzino roccioso e di grandi doti fisiche, è stato uno dei calciatori più rappresentativi del calcio italiano degli anni 80 e 90. Ben 315 partite giocate in serie A nel corso di una carriera iniziata nel Genoa e che successivamente l’ha visto tra gli “uomini simbolo” dell’indimenticabile Roma di Nils Liedholm, nella quale Nela ha esordito nell’81 e vinto lo scudetto nel 1983. Il terzino ha anche giocato la sfortunata finale di Coppa dei Campioni persa dalla squadra giallorossa contro il Liverpool. Nel 1992 Nela è passato al Napoli, dove ha chiuso la sua straordinaria carriera nel 1994. Sebino Nela ha indossato 5 volte la maglia della Nazionale di calcio, partecipando anche ai mondiali del 1986 (pur senza mai scendere in campo). Nel suo palmares vanno annoverate 3 Coppe Italia vinte con la Roma.

 Sul palco del Teatro Vittoria, Nela non si è sottratto alle domande che gli ho posto:

 Lei era soprannominato “Hulk” per la sua prestanza. Quanto ha contato la sua forza fisica nella sua carriera? Nel mio caso molto.  Sono diventato calciatore più per la testa che per i piedi. Avevo questa grande voglia di arrivare dati i tempi in cui ho iniziato, gli anni 60, in cui le cose non andavano  granché bene. C’era questa grande volontà di emergere, di fare la cosa che mi divertiva di più, il calciatore e anche di guadagnare e sistemarmi.

 Lei ha giocato anche in nazionale?Sì, ho avuto questa fortuna, infatti, stasera quando ho sentito l’inno nazionale, mi sono ancora molto emozionato.

 C’è qualche finale della Nazionale che avrebbe voluto giocare?No, non sono invidioso ho fatto quello che dovevo fare nella mia carriera. E’ stato bello tutto. Ho fatto tutto perché credo che giocare al calcio, se lo vogliamo chiamare lavoro, è il lavoro più bello del mondo.

Perché la Nazionale dà il meglio di sé nelle situazioni di difficoltà? Non solo nel calcio. Perché siamo italiani, abbiamo avuto grandi uomini che ci hanno insegnato grandi valori. A volte non sappiamo gestire questi valori, ma siamo un Paese con una marcia in più, abbiamo sentimento abbiamo cuore e testa, abbiamo moltissima capacità e nel momento di difficoltà ne usciamo bene.

 Voi campioni siete un esempio, soprattutto per i giovani, non sentite il peso di questo ruolo? A questo paese, se è vero come si dice che il futuro è dei giovani, mancano gli esempi. A chi è visibile mediaticamente, così come la Chiesa, la famiglia, le istituzioni devono essere di esempio. Ma non bisogna sbagliare. Tutti noi più esposti non dobbiamo sbagliare dobbiamo essere d’esempio per i ragazzi.  Oggi purtroppo i giovani stanno prendendo il peggio che offre il calcio, come le esultanze dopo il gol. Io per esempio ho avuto delle scuole calcio e mi facevo nemici i genitori perché volevo delle mie regole e non accettavo molte cose.

 Dopo una brillante carriera da calciatore lei è passato dall’altra parte della barricata, come commentatore televisivo. Qualche volta ci sono dei battibecchi tra giornalisti e calciatori com’è avvenuto di recente. Lei come vive questa esperienza? All’inizio c’è un po’ di delusione. Chi gioca ti vede come un giornalista, io sono un ex calciatore che commenta le partite di calcio. Non capisco le paure dei calciatori di adesso, potrebbero essere più sereni visto i livelli di guadagno di adesso. Poi comunque ci si fa l’abitudine a svolgere questo ruolo.

 Scatta l’ala, una finta e poi vola sul fondo, dimmi chi la fermerà”. Sono i versi di una canzone di Antonello Venditti che è dedicata proprio a lei. Si è vero, è una canzone contenuta nell’album “In questo mondo di ladri”. Come tutti sanno Venditti è un grande tifoso della Roma. È capitato che mentre scriveva l’album mi ruppi il ginocchio e lui mi volle dedicare questi versi. A volte capita di riascoltarla ancora oggi quando sono solo in macchina, perché mia moglie non vuole, e mi emoziono un po’.

In un ideale gioco della torre chi butterebbe giù tra Falcao e Totti? Io ho avuto la fortuna di giocare una finale di Coppa dei Campioni. E gli uomini e gli esempi si vedono anche in queste circostanze. Falcao in quella si è rifiutato di tirare un calcio di rigore. Ricollegandomi al discorso degli esempi, quello è un esempio da non seguire, non è professionalità. Bisogna essere uomini nel momento del bisogno.

 Un pronostico per il campionato? Anche se qui a Diamante ci sono tanti interisti e juventini devo dire che il Milan ha qualcosa più e mi sembra favorito per la vittoria finale.

 Sul palco del Teatro Vittoria, Nela non si è sottratto a un palleggio con l’altro presentatore della serata, Raffaele Amoroso ed ha autografato un pallone firmato dai ragazzi del settore giovanile della “Virtus Diamante”. Al termine sul palco sono saliti per premiare il campione, il Dirigente dell’Istituto d’ Istruzione Secondaria Superiore la dott.ssa Concetta Smeriglio e il Presidente della Provincia di Cosenza l’On. Mario Oliverio, che ha consegnato a Nela una targa ricordo della Provincia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Sebino Nela: una serata per la solidarietàultima modifica: 2012-02-04T16:48:00+01:00da erinb79
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