Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due eroi senza giustizia

“Ci sono stati uomini che sono morti giovani

Ma consapevoli che le loro idee

Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole

Intatte e reali come piccoli miracoli

Idee di uguaglianza idee di educazione

Contro ogni uomo che eserciti oppressione

Contro ogni suo simile contro chi è più debole

Contro chi sotterra la coscienza nel cemento”

Pensa di Fabrizio Moro

 

 

Anche l’Italia ha avuto il suo 11 settembre, ben prima della triste data americana. Anzi ne ha avuti due, precisamente venti anni fa, entrambi a distanza di soli 57 giorni: il primo il 23 maggio 1992, il secondo il 19 luglio 1992, date tristemente passate alla storia italiana come le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Sono convinta che non vi è italiano che non si ricordi cosa stesse facendo in quel momento quando improvvisamente le edizioni straordinarie dei tg ci mostrarono delle immagini di desolazione, distruzione e morte. Ricordo benissimo, in particolare, quel 19 luglio quando ero a casa con i miei genitori, seduta sul divano e d’un tratto la televisione ci  riversò immagini di fumo, vigili del fuoco, sirene,  palazzi distrutti e lenzuoli bianchi a coprire ciò che era rimasto dei corpi straziati dallo scoppio della bomba. Qualcosa di grave, molto grave, era successo ma ciò che è successo venti anni fa torna ancora prepotentemente alla ribalta e mai dovrà essere dimenticato, così come mai dovranno essere dimenticati due uomini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma non dovranno essere nemmeno dimenticati gli uomini della scorta silenziosi angeli custodi dei nostri eroi. Nell’attentato in cui rimasero uccisi Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, furono uccisi anche  i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, mentre miracolosamente scamparono alla morte l’autista giudiziario Giuseppe Costanza (seduto nei sedili posteriori dell’auto blindata guidata da Falcone) e gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Nella strage di Via D’Amelio, con il giudice Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, mentre l’unico sopravvissuto è Antonino Vullo.  Oggi su queste stragi si cerca di fare luce e soprattutto giustizia, quella giustizia per la quale Giovanni e Paolo hanno dato la vita. Purtroppo, però, se da un lato si cerca di chiarire quella strategia del terrore e i rapporti tra la mafia e le istituzioni, ancora oggi tutto si svolge con le contraddizioni tipiche italiane: da un lato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che auspica nella trasparenza e dall’altro lui stesso che solleva conflitto di attribuzioni su intercettazioni che, forse, potrebbero contribuire a fare un po’ di luce e soprattutto a rendere giustizia ai due magistrati.

 

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due eroi senza giustiziaultima modifica: 2012-07-20T17:40:00+02:00da erinb79
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